martedì 16 settembre 2008

V° CONCORSO NEW ARTEMISIA GALLERY SUL TEMA I RICORDI (Bergamo) scad. 13 Ottobre 2008

V° CONCORSO NEW ARTEMISIA GALLERY SUL TEMA I RICORDI (Bergamo) [scad. 13 Ottobre 2008]
QUINTO TROFEO G.B.MORONI “I RICORDI” - Bergamo 19-25 Ottobre 2008 - Opere ad olio, acquerello, grafica ed elaborazione al computer. NEW ARTEMISIA GALLERY La Direzione della New Artemisia Gallery, via Moroni 124 Bergamo, ha indetto il QUINTO concorso di pittura ad olio, acquerello, grafica, acrilico ed elaborazione al computer, in onore del famoso ed apprezzato Pittore bergamasco Giovanni Battista Moroni, al quale il Comune di Bergamo ha dedicato l’omonima via, sede della Galleria. Per l’edizione 2008 il tema prescelto dalla giuria è il seguente: “I RICORDI” Premi assegnati dalla GIURIA DELLA CRITICA 1° - Classificato: TROFEO D’ONORE Premio acquisto di euro 1.300,00 e una esposizione personale gratuita in Galleria per dieci giorni nel mese di marzo 2009,(*) Articolo personalizzato su l’Eco di Bergamo online”. Inserimento gratuito per sei mesi nel sito della galleria. Catalogo omaggio. 2° - Classificato: TROFEO ARTISTICO Esposizione personale gratuita (*) presso la Galleria “New Artemisia Gallery” per quindici giorni. Inserimento gratuito per sei mesi nel sito della Galleria.. Catalogo omaggio 3° - Classificato: COPPA Esposizione in collettiva gratuita (*) presso la “New Artemisia Gallery” per quindici giorni. Inserimento gratuito per sei mesi nel sito della Galleria. Catalogo omaggio. Premi di Categoria: COPPA GRAFICA – ACQUERELLO - ELABORAZ.COMPUTER – GIOVANI unde25- Premi assegnati dalla GIURIA POPOLARE 1° - Classificato: COPPA Esposizione in collettiva gratuita (*) di quindici giorni. Inserimento gratuito per sei mesi nel sito della Galleria 2° - Classificato:COPPA Buono sconto del 50% per una personale (*) di quindici giorni. Inserimento gratuito per sei mesi nel sito della Galleria 3° - Classificato:COPPA Buono sconto del 15% per una collettiva (*)di quindici giorni. Inserimento gratuito per sei mesi nel sito della Galleria Dal quarto al trentesimo classificato: Menzione d’Onore Dal trentesimo al cinquantesimo: Medaglia di segnalazione. Per i restanti diploma di Merito In occasione del concorso verrà elaborato il Catalogo delle opere che sarà disponibile per la vendita in Galleria dalla metà del mese di novembre, da pagarsi al momento della prenotazione.
5° - TROFEO G.B.MORONI - REGOLAMENTO http://www.newartemisiagallery.com/artemisia/index.php?option=com_content&task=view&id=48&Itemid=29 Art.1 Per partecipare al concorso è necessario completare e restituire firmata per accettazione la “scheda di Partecipazione” e recapitare alla New Artemisia Gallery, entro il 13 ottobre 2008 un’opera (per ogni sezione) che non deve superare la dimensione di cm 100x100. L’opera dovrà essere incorniciata o listellata, possibilmente senza vetro, munita dell’apposita attaccaglia. Nel retro dovrà essere posto un tagliando con indicato il nome dell’artista, l’anno di esecuzione, la tecnica ed il prezzo. L’invio dell’opera e il suo ritorno sono a totale carico e responsabilità dell’artista. Se inviata tramite servizio postale o corriere dovrà essere corredata da un tagliando che indichi in modo chiaro e leggibile, il nome dell’artista, l’indirizzo e avere necessariamente un adeguato imballaggio riutilizzabile per il ritorno con la relativa dicitura sull’imballo “Trattasi di opere artistiche per esposizione concorso di pittura”. Per i lavori che arrivano dall’estero la dicitura dovrà avere la seguente scritta “Trattasi lavoro artistico per concorso di pittura ,non vendita, ma solo esposizione temporanea”. Art.2 Il giorno 16 ottobre 2008, la giuria formata da critici ed esperti d’arte si riunirà presso la New Artemisia Gallery per selezionare le trenta opere finaliste. Tra queste ultime, verranno giudicati i primi tre vincitori del premio della critica ed i premi di categoria. Art.3 Le trenta opere finaliste e i premi di categoria saranno esposti Domenica 19 Ottobre 2008 a Bergamo Alta, sotto i portici di Piazza Cittadella per la votazione della giuria popolare. Le opere degli artisti che non sono rientrate nelle trenta finaliste e nei premi di categoria, saranno comunque esposte al pubblico tramite manifesto, senza concorrere alla votazione popolare. La votazione popolare proseguirà fino al 25 ottobre in Galleria. Art.4 Sabato 25 Ottobre alle ore 16,00, presso l’Auditorium San Sisto di Colognola (Bergamo) alla presenza della giuria e della autorità cittadine, si svolgerà la premiazione.Durante la manifestazione tutte le opere saranno visibili tramite proiezione con viedeoproiettore. Art.5 A parziale copertura delle spese di segreteria e organizzazione interamente a carico della Galleria, si richiede un contributo di euro 50,00 (per ogni singola opera) da versare al momento dell’iscrizione direttamente in sede, o con le seguenti modalità: Pagamento uffici postali caricare la postpay n. 4023600428260154 intestata a Frassetto M.GraziaBonifico bancariointestato a Maria Grazia FrassettoCoordinate bancarie Credito Bergamasco ag.MalpensataIT18 CIN X ABI 03336 CAB 11105 conto 000000004367 Vaglia postale intestato a Frassetto Maria Grazia –via Carnovali 100.C-Bergamo Art.6 La New artemisia Gallery pur avendo la massima cura delle opere ricevute e disponendo di un sistema di allarme, non si assume, durante il periodo dell’esposizione, alcuna responsabilità per eventuali danni di trasporto, manomissione, incendio, furto ed altre cause come magazzinaggio, trasporto e giacenza. Agli artisti è demandato l’onere di stipulare eventuali assicurazioni. Le opere devono essere ritirare entro dieci giorni dal termine della manifestazione, ogni giorno in più sarà quantificato in euro 5,00 di magazzinaggio,da pagare al ritiro. Le opere che, previo accordo al momento del ricevimento, devono essere spedite via posta dalla Galleria, saranno ritornate Via Moroni 124 – 24122 Bergamo Tel. 035 241481 – 348 7442116 http://www.newartemisiagallery.com/ m.frassetto@libero.it mariagraziafr@gmail.com * Indirizzi e-mail protetti dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederli. il Direttore Artistico – Maria Grazia Frassetto Collaboratori: Pasqua Dott.ssa Enrica - Pasqua Dott.ssa Manuela -Prof.Gianni Barachetti critico d’arte - Dott.ssa Elisa Motta critica d’arte
Durante l’esposizione premio non sono comprese le spese pubblicitarie che saranno a carico dell’artista
Il/La sottoscritto/a………………………………………………………………………………………………………… Indirizzo………………………………………………………………………………CAP…………………………… Città…………………………………Provincia………………………………..Regione……………………………… Tel………………………………..cell………………………………email……………………………………………
Come ho scoperto il concorso Trofeo Moroni…………………………………………………………………………
Opera n…………….titolo……………………………………….tecnica………………………………………………... Oper n………………titolo……………………………………….tecnica……………………………………………….. Opera n…………….titolo……………………………………….tecnica………………………………………………...
Dichiarazione:
Chiedo di partecipare al Trofeo G.B.Moroni 2008 che si svolgerà dal 19 al 25 Ottobre 2008 rispettando senza riserva alcuna tutte le condizioni del regolamento da me letto che con il presente accetto e sottoscrivo. Dichiaro che l’iscrizione, in qualsiasi modo a voi pervenuta: posta, internet, presenza in loco, costituisce prenotazione, pertanto mi impegna al versamento del contributo di partecipazione, che non verrà restituito in caso di non partecipazione al Trofeo G.B.Moroni 2008.Autorizzo la New Artemisia Gallery a pubblicare con ogni mezzo,compreso audiovisivi i dati da me forniti e rilascio esplicito consenso al trattamento dei dati ai sensi d.lgs 196/03 e mi dichiaro informato dei miei diritti ai sensi della legge medesima.
[] Accetto il premio acquisto di euro 1300,00
[] NON Accetto il premio acquisto di euro 1300,00
Data:………………………………………… Firma leggibile:……………………………….
Intendo partecipare alla selezione delle sezioni:
[] pittura; [] grafica; [] acquerello; [] realiz.computer.
[] Intendo acquistare il catalogo del quinto Trofeo G.B.Moroni 2008 - con inclusa la mia opera al costo di 18,00 euro Pagabile al momento con carta postpay . 4023600428260154 intestata a Frassetto M.Grazia.
Accludo alla presente fotocopia del versamento effettuato mediante:
[]Bonifico su c/c postale intestato a Frassetto M.Grazia – n. 000073853152 – coordinate – Paese IT – Check Digit 86 CIN R – Cod ABI 07601 – CAB 11100 –succ.n.2 - via Manzù 4 – 24100 Bergamo.
[]Caricare la POST PAY N. 4023600428260154 – intestata a Frassetto Maria Grazia Vaglia postale intestato a New Artemisia Gallery di E. Pasqua – via Moroni 124 – 24122 Bergamo New Artemisia Gallery di Enrica Pasqua Via Moroni 124 – 24122 Bergamo p.iva 03030810166tel.035241481 – cell.348 7442116 http://www.newartemisiagallery.com/mariagraziafr@gmail.com , paqenrica@tiscali.it .

lunedì 8 settembre 2008

concorso: Colori in emersione scad.30.10.2008

1° Concorso d’Arte “COLORI IN EMERSIONE” 2008-2009. L’idea del concorso che ci avviamo a presentare nasce dal profondo desiderio di ampliamento degli orizzonti di ExpoArt, network d’Arte e Cultura. È una realtà inconfutabile il continuo verificarsi di situazioni inspiegabili all’interno del pianeta Arte: vi sono numerosi artisti in possesso di doti eccezionali, che lavorano con passione e grande serietà, i quali, loro malgrado, si ritrovano ai margini dei circuiti che contano. Il Premio “ Colori in emersione” si prefigge il compito di dare spazio e voce a tutti quegli artisti emergenti che operano all'ombra dei circuiti d'arte nazionali ed internazionali, mettendone in risalto le qualità, portandole all’attenzione di Collezionisti e Gallerie, svecchiando gli obsoleti canoni tradizionali attraverso i quali questi ultimi si ostinano ad operare in modo cieco e deleterio all’Arte stessa.Al fine di rendere tutto ciò possibile, i premiati riceveranno visibilità su una rivista del settore e i dieci finalisti avranno la possibilità di esporre in una importante mostra d’arte collettiva a loro dedicata .………………………………………………………………………………….. BANDO DI CONCORSO 2009 1° Concorso d’Arte “COLORI IN EMERSIONE” Bando formato pdf <-- Clicca qui --> formato word 1) “ExpoArt, network d’Arte e Cultura”, allo scopo di promuovere e valorizzare l'arte, indice ed organizza la 1° Edizione”on line” del Concorso d’Arte “COLORI IN EMERSIONE”.La partecipazione al concorso è aperta a tutti. Il tema è Libero. Ogni artista, italiano o straniero, può partecipare con 2 opere di dimensioni che vanno da un minimo 40x50 a un massimo 80x80, è consentita ogni tecnica ed espressione artistica, (olio,acrilico tecnica mista, disegno, acquerello, incisione, serigrafia, litografia, illustrazione, fumetto, fotografia digitale, ecc...) 2) Le due opere in formato digitale (.jpg, risoluzione , larghezza massima 600 pixel) andranno inviate via e mail unitamente al modulo apposito alla pagina "Scheda di adesione", entro e non oltre il 30 ottobre 2008. In questa prima fase non è richiesta alcuna quota di partecipazione. 3) Le opere inviate saranno sottoposte ad una preselezione, questo per garantire la massima qualità e la buona riuscita del concorso. Qualora non si dovesse raggiungere un numero minimo di partecipanti quantificato in almeno 35 unità, il concorso verrà posticipato a data da destinarsi. In tal caso tutti i candidati che avranno già inviato materiale e scheda di adesione saranno avvertiti a mezzo e-mail, ed inoltre la notizia del posticipo verrà bandita sul portale ExpoArt (http://expoartcc.ning.com ). 4) Nella fase successiva, ai partecipanti che avranno superato la preselezione, verrà data comunicazione da parte della giuria, entro 10 giorni via e mail.Per concorrere alla selezione finale, nella quale saranno sanciti i vincitori del Premio, accettando di partecipare al Concorso in qualità di finalisti, sarà loro richiesto di versare un contributo d’iscrizione, necessario ai fini organizzativi. La quota di iscrizione è stabilita nella somma di 15 euro da versare sul conto PostePay N° 4023 6004 2076 9897 intestato a Carlo Capone *PREMI 1° Premio pubblicazione su una nota Rivista del settore SEGNALATI I 10 segnalati avranno la possibilità di esporre in una mostra collettiva organizzata dalla da “Expo, network d’Arte e Cultura”A tutti i finalisti ed i segnalati dalla Giuria saranno conferiti dei diplomi di merito. Il premio non è da considerarsi premio-acquisto in quanto l'opera premiata o segnalata resta di proprietà dell'autore. 5) Sul portale http://expoartcc.ning.com , dopo il 20 gennaio 2009, verranno resi noti i risultati con il verbale della Giuria, i nomi dei finalisti, dei segnalati e dei premiati con le opere pubblicate, con la doverosa precisazione che il portale della ExpoArt non si riterrà responsabile dell'eventuale utilizzo che terzi potrebbero fare delle riproduzioni pubblicate su internet. Per ulteriori informazioni: Carmine Verazzo Amministratore del portale ExpoArt 3397655841-*************************************************************************** SCHEDA DI ADESIONE preselezione Nome*……………………………. Cognome* ……………………………………………….Indirizzo……………………………………………………………………………………….. Città………………………………………………………….. Nazionalità……………………… Telefono……………………………… Cellulare………………………………………………… E-mail*…………………………………………………………………………………………… Sito internet…………………………………………………………………………………………Il sottoscritto, presa visione del regolamento per partecipare all’ 1° Concorso d’Arte “COLORI IN EMERSIONE” 2008-2009, dichiara di accettare integralmente tutte le sue disposizioni nessuna esclusa e, con la presente, esonera l’organizzazione dal risarcimento di qualsiasi eventuale danno subito dalla propria opera durante il trasporto e la permanenza nei locali del Premio. Pertanto, partecipa al Premio presentando le seguenti opere :titolo opera…………………………………………….tecnica………………………………anno……………………………………………………………titolo opera…………………………………………….tecnica………………………………anno…………………………………………………………… è necessario inviare via e mail le immagini unitamente al modulo apposito alla pagina "Scheda di adesione", entro e non oltre il 30 ottobre 2008.al seguente indirizzo: expoart@email.it data__________________firma________________________________________ segnalato da Carmine Verazzo Amministratore del portale ExpoArt 3397655841-

mercoledì 3 settembre 2008

Cartapesta [aformadidea.com]

Fonte: http://www.aformadidea.com/Feste/cartapesta.htm Un po' di storia...Sembra che l’origine della cartapesta sia da attribuire ai cinesi che intorno all’anno zero trovarono il modo di utilizzarla addirittura negli elmi e nelle armature dei guerrieri. Dalla Cina, passando per il mondo arabo, la carta arrivò in Europa intorno al X sec. D.C. Durante la seconda metà del 700 si cominciano a trovare oggetti di arredamento in carta pressata, mentre dall’Oriente arrivarono paraventi, paralumi, ombrelli, tavolini e vasellame vario. Nell’800 mobili in cartapesta si possono trovare sia in Europa che negli Stati Uniti ed in Russia. Al giorno d’oggi la tecnica della cartapesta viene usata in Messico, India, Pakistan, Kashmir, Filippine, Giappone, per la fabbricazione di scatole, vassoi, cofanetti, maschere e sculture di vario tipo. L’Italia è famosa nel mondo per le maschere veneziane ed i Carri di Carnevale. La cartapesta è un materiale costituito essenzialmente da un preparato di acqua, colla, gesso e carta. Le colle solitamente usate possono essere la colla vinilica, la colla di pesce o la colla di farina. Uno dei procedimenti usati per la creazione di carri prevede varie fasi ed è il seguente: prima di tutto viene creato un modello in argilla sul quale, con una colata di gesso, si ottiene il calco, all’interno del quale vengono poi applicate le strisce di carta imbevute di acqua e colla. Dopo molto tempo, necessario alla asciugatura, (questo dipende da vari fattori ambientali) si stacca il lavoro di cartapesta e si dipinge con colori acrilici o a tempera. La lavorazione si conclude con uno strato di vernice lucida.I primi carri di cartapesta si costruirono ad Acireale nel 1880. Da allora fino ai nostri giorni Acireale ha mantenuto questa tradizione servendosi di tanti cantieri portati avanti da volenterosi artigiani. Negli anni '50 - '60 ai carri allegorici ed alle macchine infiorate, si affiancano dei mini-carri, detti "lilliput".La cartapesta viene spesso sottovalutata, ed è un vero peccato poiché da la possibilità di creare infinite cose a costi bassissimi ma di grande effetto finale.Pensate che in Inghilterra e in America la cartapesta veniva usata per costruzioni di elementi architettonici o di ingegneria industriale: ruote, accessori di macchine e tetti ecc.In Germania si usava per fare i pavimenti: si stendeva una pasta di cartapesta che una volta asciutta veniva colorata, questi pavimenti creavano una superficie unica senza giunture, erano economici e molto igienici. Tibet: Maschere rituali in cartapesta In Norvegia e precisamente a Bergen, nel 1793 fu costruita un chiesa interamente in cartapesta, durò ben 37 anni, poi, per ragioni che ignoro, fu demolita.Tutto questo per farvi capire che la cartapesta non è solo un passatempo per far giocare i bambini, ma che, grazie alla sua duttilità può essere usata per cose molto importanti.Vi segnalo ora alcune tecniche usate per fare la cartapesta. Tipi di carta e colle:La migliore carta da usare è quella dei quotidiani, meglio se sono un po' vecchi!!! (questo fattore riduce i tempi di macerazione) Per quanto concerne le colle, invece, si può utilizzare la polivinilica (nota come Vinavil), che, se diluita con un po’ d’acqua, può essere usata anche al posto della vernice. E' possibile anche utilizzare colla di pesce, ma il suo uso riserva qualche difficoltà, inoltre è possibile utilizzare anche la più comune e casalinga colla di farina che si può preparare così: miscelare 100 gr.di farina in 2 litri di acqua, far bollire e mescolare sino a quando assume la consistenza di un budino. Questa colla si deve utilizzare calda per cui, all'occorrenza, basterà riscaldarla a bagnomaria.Per colorare gli oggetti creati si può usare qualsiasi tipo di colore, oppure si possono ricoprire con carta colorata o con la tecnica del decoupage. Per lavori particolarmente rifiniti, consiglio, prima di passare alla colorazione, di ricoprire tutto l'oggetto con uno strato di idropittura bianca o addirittura con della scagliola che, una volta asciugata può essere anche carteggiata.MetodiPer creare degli oggetti in cartapesta si possono usare diversi metodi a seconda del risultato finale che si vuole ottenere._1) Il più semplice ed immediato è senz'altro quello che prevede la sovrapposizione di striscioline di carta su di uno stampino (per creare una maschera molto personale, ad esempio, si può partire da una vecchia maschera di carnevale o un palloncino che abbia le dimensioni del vostro viso e che verrà eliminato dopo qualche giorno, quando il lavoro sarà ben essiccato, per ottenere la sagoma base su cui costruire la maschera vera e propria. Strappate a mano (non tagliatele con le forbici) tante striscioline di carta, che metterete per qualche minuto a mollo in un catino con acqua e un po’ di colla vinilica. Via via che la carta si ammorbidisce, stendetela accuratamente sull'oggetto che avrete preso come base, proseguendo nella sovrapposizione di vari strati fino ad ottenere uno spessore sufficientemente consistente (normalmente occorrono almeno 15/20 strati). Naturalmente il tutto acquisterà corpo una volta essiccato, e quindi dopo diversi giorni. A questo punto si potrà rimuovere lo "stampo" per avere l'oggetto finito che, a questo punto potrà essere colorato e rifinito. È importante che le strisce di carta che formeranno il primo strato, siano bagnate con la sola acqua, ma senza mettere colla che si inizierà a stendere dal secondo strato in poi, cosi da non si incollino allo stampo che potrà così essere rimosso più facilmente. Nel caso usiate come stampo base un oggetto che non volete assolutamente rischiare di danneggiare, consiglio, prima di iniziare ad incollare le strisce di carta di rivestirlo accuratamente con della pellicola trasparente per alimenti sopra cui inizierete a posizionare il primo strato di carta senza colla come detto in precedenza e così via. 2) per creare oggetti più rifiniti, si usa la polvere di cartapesta che si prepara così:Prendete i pezzi di carta e metteteli per almeno 1 notte a mollo solo con acqua avendo cura di ridurli a pezzi stracciandoli a mano (foto 1, 2 e 3), successivamente fateli bollire per circa 20 minuti, quindi lasciate raffreddare. foto 1 foto 2 foto 3 Eliminate l’acqua e "pestate" ripetutamente la carta (ecco perché si dice carta pesta) fino a renderla proprio come una polpa con la quale (foto3 e 4) farete tante pallottole che lascerete essiccare completamente (al solito i tempi saranno lunghi, e comunque sempre legati alle condizioni ambientali) ed una volta asciutte perfettamente passerete a grattugiarle sino a farle diventare polvere!! Al momento di utilizzarla sarà sufficiente seguire queste dosi: 3 parti di polvere di carta, 2 di colla (vinavil o quella di farina), 2 di gesso disciolto in acqua quanto basta perché assomigli alla plastilina!! Naturalmente, le dosi sono puramente indicative per un uso generico e molto dipenderà dal tipo di lavoro che si dovrà eseguire, modificando opportunamente per ottenere un impasto più o meno morbido.3) per realizzare lavori più grossolani sarà sufficiente la carta messa a mollo, pestata e amalgamata con la colla. foto 4 foto 5 Abbiamo preso spunto dalla possibilità di creare maschere per il carnevale, bellissime e personalizzate, per parlare un po' della cartapesta, ma, vi assicuro che già con questi piccoli consigli sarete in grado di realizzare molte cose, anche di un certo pregio. Sarà poi con particolari tecniche di colorazione legate all'uso di speciali vernici ed altri materiali per la finitura che si otterranno effetti di grande importanza fino addirittura a creare anche opere d'arte come vasi, sculture e oggetti attraverso i quali potrete dare sfogo alla vostra creatività artistica.

La prospettiva come forma simbolica

Fonte: http://62.77.55.137/site/Scuola/Zoom/prospettiva/mocci.htm La rappresentazione dello spazio secondo Panofsky di Laura Mocci* Nel saggio La prospettiva come forma simbolica, Erwin Panofsky dimostra come ogni epoca culturale abbia sviluppato un proprio modo di rappresentare lo spazio, che può essere inteso come la ‘forma simbolica’ di quella cultura.Partendo dalla definizione düreriana di “perspectiva (ovvero) vedere attraverso”, l’intero quadro si trasforma in una finestra, attraverso la quale noi vediamo. Questo è uno spazio costruito tenendo conto dell’impressione immediata o di una costruzione geometrica più o meno corretta. Nel caso della prospettiva centrale, l’idea della sezione della piramide visiva con un piano perpendicolare al suo asse rende adeguatamente la nostra immagine: si costruisce così uno spazio razionale, infinito, costante e omogeneo. In questo tipo di costruzione i pieni e i vuoti vengono percepiti come aventi lo stesso ‘peso’, la stessa fisicità, come una sorta di unicum continuum. E i vari elementi raffigurati sono armonicamente sistemati nello spazio. Una struttura di questo genere, di tipo matematico, è antinomica rispetto alla percezione dello spazio che hanno i due occhi, in continuo movimento, sulle cui retine, concave e non piane, vengono proiettate le immagini. La costruzione prospettica piana è legata al sentire lo spazio, e al rappresentarlo, in un modo particolare, tra i tanti possibili. Il nostro rifarci continuamente a essa è un’abitudine, un condizionamento. La prospettiva, in tutte le sue forme progressivamente definite nei secoli, non è determinante per stabilire il valore artistico; tuttavia costituisce un importante elemento stilistico dell’opera stessa – come afferma Ernst Cassirer –, è una di quelle forme simboliche attraverso cui le singole culture, le singole epoche rendono visibile la loro concezione spaziale. Sorge spontanea la domanda su quale prospettiva sia stata usata in un determinato periodo e nella cultura che lo ha caratterizzato.Nell’iconografia del periodo greco classico, per esempio, i singoli elementi tridimensionali vengono fusi in gruppi e qualora debbano essere posti in relazione tra loro, il problema è risolto prevalentemente con la giustapposizione. Gruppi di figure, perfettamente disegnate, vengono disposte l’una accanto all’altra, l’una sopra l’altra. Pittore dei Niobidi, cratere, seconda metà del V sec. Museo del Louvre, Parigi Lo spazio è ciò che resta, ciò che non viene occupato dai corpi. La cancellazione di quei gruppi, di quelle figure, porterebbe all’annullamento dello spazio: il piano cesserebbe di essere ‘finestra’ per tornare tavola, muro, ceramica. Anche quando si rappresentano paesaggi o interni architettonici, in ambito ellenistico e romano, il mondo raffigurato rimane uno spazio di aggregati, in cui il rapporto tra gli intervalli di profondità, tra le ortogonali e tra le diverse grandezze non è regolato da un sistema unificato. Questo spiega perché “il mondo dell’arte antica, fintanto che essa rinuncia a riprodurre lo spazio tra i corpi, risulta più saldo e armonico di quello moderno, mentre appena l’arte antica introduce nella raffigurazione anche lo spazio (e quindi specialmente nella pittura di paesaggio) questo spazio diventa irreale, contraddittorio, trasognato e chimerico” (Panofsky p. 52). La prospettiva antica è espressione di una data percezione spaziale, percezione che trova fondamento in ambito filosofico. Nessuna teoria filosofica antica ha mai definito lo spazio con un sistema di relazioni tra altezza, larghezza e profondità. Nell’antichità il mondo è percepito come qualcosa di discontinuo, dove le proprietà esperibili dello spazio (pieni e vuoti, corpi e non corpi) non sono ancora pensate come figli di un’unica sostanza estesa.L’avvento di nuove filosofie e la diffusione del neo platonismo pagano e cristiano, con la metafisica della luce, offrono l’occasione di recuperare ciò che prima non si era considerato. Con la fine dell’arte antica e con l’alto medioevo assistiamo alla distruzione di ciò che era stato raggiunto nella raffigurazione di una realtà percepita come discontinua. I paesaggi, gli interni chiusi, si disgregano per trasformarsi in forme che si rifanno a un piano, le figure si stagliano su fondi d’oro o neutri senza considerare le precedenze logico-compositive. E in questo disgregarsi l’unico appiglio rimane la linea, unica capace di fermare gli elementi in uno spazio ridotto alla bidimensionalità, in cui colore e oro (mosaico e pittura), luci e ombre (nei rilievi scultorei) offrono una nuova unità luministica. “Lo spazio non è altro che la luce più sottile”, scriveva Proclo e la luce diviene ora il comune denominatore. Lo spazio è divenuto un fluido omogeneo. Altare del Duca Ratchis, Cividale del FriuliMa, se al mondo bizantino si deve riconoscere l’introduzione della disorganizzazione spaziale – luci e ombre si irrigidiscono pur senza diventare contorni; gli elementi prospettici, come paesaggi o architetture, non delimitano lo spazio ma vi alludono – è con l’arte romanica, verso la metà del XII secolo, che avviene il reale distacco dall’antichità classica. La linea è solo linea, lo strumento di delimitazione di superfici che vogliono essere solo superfici, senza nessuna allusione a una spazialità immaginata.Bonanno, Porta di S. Ranieri, Battesimo di Cristo.Immagine da Romanini, Andaloro, Cadei, L’arte medievale in Italia, Firenze, 1988 Nella pittura romanica, con una rinuncia apparente a qualsiasi forma di illusione spaziale, corpi e spazi hanno superfici omogenee. E questa omogeneità è l’elemento di novità che li legherà indissolubilmente, senza al contempo impedire una nuova ricerca della tridimensionalità. È la scultura romanica il luogo in cui ciò è più evidente: la figura in rilievo non è davanti o sopra qualcosa, ma ne fa parte (come è evidente nelle ‘metope’ del Duomo di Modena, così definite in quanto richiamano nella resa architettonica dei volumi la scultura greca arcaica). La plastica architettonica romanica è parte integrante dell’edificio a cui appartiene ed è diretta espressione della massa stessa: il leone stiloforo è base della colonna, la statua del portale è colonna di sostegno, il rilievo è metopa. Questi elementi, se decontestualizzati, non sono percepibili come elementi autonomi, ma come frammenti – a differenza di ciò che accadeva nell’arte antica: un esempio per tutti, il Galata Morente -. Quello che nella pittura romanica era lo stile della superficie pura, in scultura diviene lo stile della massa pura. Gli antipodi, una ‘metopa’ del Duomo di Modena, Museo Lapidario del DuomoNell’arte gotica gli elementi architettonici divenuti scultorei oltre a vivere in relazione al tutto, vengono dotati di uno spazio proprio che li connette all’edificio. Questo spazio è limitato, è un palcoscenico, che però ha in sé la potenzialità di adattarsi ai bisogni della raffigurazione, ha in nuce un’estensione illimitata, infinita, perché i corpi e gli spazi liberi sono percepiti come elementi espressivi “di un’unità omogenea e inscindibile” (Erwin Panofsky, La prospettiva come forma simbolica, Feltrinelli, 1961, p. 60).Sul piano filosofico, lo spazio aristotelico viene reinterpretato dalla filosofia scolastica, postulando che, al di là della finitezza del reale – cosmo empirico – vi è un empireo infinito – l’infinità dell’esistenza e dell’azione divina –. È ancora lontano il momento in cui il concetto di infinito passerà dal divino al naturale, ma è un primo e importantissimo passo che trova riscontro nelle opere di Duccio e di Giotto. Nella loro arte si fondono l’esperienza plastica gotica e le forme architettoniche e paesistiche della tradizione classica, mantenute vive nell’arte bizantina. Da tale sintesi, nasce il concepire lo spazio come qualcosa di cavo, di presente, indipendentemente dagli oggetti che vi vengono posti dentro. Il dipinto torna a essere finestra, una superficie ‘attraverso’ la quale guardare in uno spazio aperto, ma a differenza di quello che avveniva nell’antichità, lo spazio ora appare unitario. Nell’Ultima cena di Duccio, la spazialità è ancora limitata, contraddittoria e parziale – le linee di profondità della parte centrale del soffitto convergono in un generico punto di fuga, diverso da quelli delle zone adiacenti –, tuttavia queste sue premesse sono alla base dello sviluppo successivo. Duccio di Buoninsegna, La Cena, Siena, Museo dell’Opera del Duomo (1301-1308).Immagine da Erwin Panofsky, La prospettiva come forma simbolica, Feltrinelli, 1984.Gli artisti più conservatori cercheranno di rendere l’unità spaziale riproponendo l’asse di fuga e la profondità con oggetti in scorcio, resi con segmenti paralleli; gli altri, gli innovatori, lavoreranno sul punto di fuga unico, per arrivare, con piena consapevolezza matematica, alla prima apparente prospettiva centrale nel 1344, nell’Annunciazione di Ambrogio Lorenzetti. Qui tutte le ortogonali sono orientate verso un unico punto di fuga e l’artista non raffigura più una ‘scatola’ prospettica, ma la porzione di uno spazio che continua a sinistra e a destra. Il pavimento è il piano su cui poggiano le due figure, e le mattonelle a scacchiera sono la ‘misura’. Lorenzetti realizza uno spazio sistematico di cui però non conosce ancora tutte le regole. Egli infatti non può mostrare il punto di fuga – il punto all’infinito – che nasconde dietro la colonnina centrale, e non rende le ortogonali laterali, che copre con le masse delle due figure. Lo spazio centralizzato di Lorenzetti è ancora ‘casuale’ il pittore non ha il sostegno teorico geometrico: sono le masse delle figure a dare certezza allo spazio.Ambrogio Lorenzetti, Annunciazione, Siena, Accademia (1344).Immagine da Erwin Panofsky, La prospettiva come forma simbolica, Feltrinelli, 1984Per tutto il XIV secolo in Europa si cercherà di trovare una soluzione: nel Nord per via empirica; nel Sud ricorrendo alla matematica. Saranno gli architetti, forse Brunelleschi, a dare il metodo per determinare gli intervalli a cui porre le trasversali in una prospettiva centrale. Con Leon Battista Alberti il dato verrà codificato riconoscendo al quadro il valore di intersezione piana della piramide visiva e sarà quindi la piramide visiva stessa a determinare gli intervalli. L’infinito in atto, che gli scolastici riconoscevano solo all’azione divina, è ormai nel Rinascimento attribuzione anche della natura. Un passaggio, questo, da alcuni letto come frattura, che apre alla possibilità di rappresentazione dello spazio infinito sulla base di leggi universali. Leggi che, in quanto tali, sono matematiche.La costruzione prospettica del ‘quadrato di base’ di Leon Battista Alberti.Immagine e didascalia da Erwin Panofsky, La prospettiva come forma simbolica, Feltrinelli, 1984La razionalizzazione della realtà percepita e rappresentata può dare all’uomo un senso di potenza, di dominio. Questo indurrà, nelle varie epoche, a porsi il quesito se debba essere il dipinto a seguire il punto di vista dell’osservatore o se debba essere l’osservatore a cercare la struttura prospettica nel dipinto – soggettivismo o oggettivismo.La ‘perspectiva’ rimarrà comunque un ordine dell’immagine visiva, e sarà proprio il rapporto con il visibile a non ammettere, in questo tipo di costruzione, il visionario. Ciò che è soprannaturale, per essere raffigurato, deve essere riassorbito dal naturale: quasi a dire che nella concezione prospettica dello spazio il sovrannaturale diviene un contenuto della conoscenza umana. Questo tipo di concezione prospettica dello spazio, nell’evolversi dell’arte figurativa, si impone due volte “la prima volta come segno di una fine, quando venne meno l’antica teocrazia, la seconda volta come segno di un inizio, quando sorse la moderna antropocrazia” (Panofsky p. 77).*Storica dell’arte, ha curato la schedatura di opere d’arte per la Sovrintendenza ai Beni artistici e storici di Roma e per la Regione Lazio; attualmente collabora con l’Istituto Nazionale per la Grafica del Ministero dei Beni culturali e insegna presso le scuole serali del Comune di Roma.Pubblicato il 26/1/2007

Ricerca Personalizzata

Cerca con Google
Si è verificato un errore nel gadget