venerdì 2 aprile 2010

[intervista] "Le gallerie di Milano" Riccardo di Vincenzo, autore del libro, intervistato da MilanoWeb

 

"Le gallerie di Milano"

Riccardo di Vincenzo, autore del libro, intervistato da MilanoWeb

23/03/2010 - Quando e come le è venuta l'idea di realizzare un libro sulle gallerie di Milano?

"L'idea del libro nasce da un colloquio con il direttore editoriale della casa editrice Hoepli, Marco Sbrozi, che ha creduto in questo progetto, ma naturalmente vi sono più origini. Quella più remota si trova nel punto di congiunzione tra la presenza della Galleria Vittorio Emanuele nei miei ricordi d'infanzia e la scoperta 30 anni fa dei 'passages' di Parigi. Devo anche ricordare che il libro è stato in qualche modo preceduto da un video molto amatoriale dedicato alle gallerie di Milano che ho girato insieme all'amico Mauro Colella, nel 2003."

Quante sono le gallerie della città?

"Io ne ho contate 41, cui andrebbero aggiunte le 2 gallerie demolite negli anni '30. Senza considerare le gallerie sotterranee come l'ex Cobianchi, la galleria del Sagrato e la Civica Galleria Sotterranea."

Qual è la più antica e a che anno risale?

"La più antica attualmente è la Galleria Vittorio Emanuele II, inaugurata nel 1867, ma la prima apparsa in città fu la Galleria De Cristoforis, inaugurata nel settembre del 1832 e demolita nel 1935, che si trovava grosso modo dove oggi sorge la Galleria del Toro."

E la più recente? "

Escludendo il Passaggio Turati-Manin coperto nel 2008, le più recenti sono la Galleria Ciro Fontana, tra via San Raffaele e Santa Radegonda, e la Galleria della Rinascente, tra via Agnello e Santa Radegonda. Ma sono entrambe gallerie atipiche rispetto alla tradizione milanese delle gallerie commerciali coperte."

In realtà le prime 'gallerie' sorgono in Francia, nei giardini del Palais Royal di Parigi…

"Le prime gallerie europee furono le Galeries des Bois, del 1786, nate da una speculazione immobiliare di Filippo Egalité all'interno dei giardini del Palais Royal. Ma il primo con copertura completamente a vetri fu il passage Feydeau del 1798. Nell'arco di pochi anni ne furono realizzati a decine, a Parigi, a Londra e poi via via in molte altre città. La prima città in territorio italiano fu Milano, con la Galleria De Cristoforis inaugurata nel 1832."

C'è chi le accomuna ai souk e ai bazar orientali. Cosa c'è di vero in quest'affermazione?

"Diciamo che si sente che c'è una relazione. Hanno quasi un'aria di famiglia. Seppure strutturati in modo diverso assolvono analoghe funzioni, e si tende a considerare determinante per le gallerie l'influsso dei racconti dei viaggiatori europei di ritorno dal mondo arabo. Al di là di questo, vi sono notevoli differenze. L'estensione, ad esempio, e la concentrazione delle attività. Il souk arabo è un dedalo di percorsi estesi a volte quanto un quartiere, e ogni ramo è dedicato a una particolare tipologia di attività, un po' come accadeva nelle nostre città medievali (si pensi alle vie Spadari, Speronari, Orefici, Armorari). Le gallerie europee ospitano al loro apparire negozi di lusso con una grande varietà merceologica. Scendendo poi nei dettagli si potrebbero notare altre differenze, non solo architettoniche."

Ci può fare il nome di qualche architetto milanese che, più degli altri, ha contribuito alla realizzazione delle gallerie?

"Sono numerosi, naturalmente. Potrei dirle Andrea Pizzala perché, con la Galleria De Cristoforis del 1832, fu il primo in Italia. Nel dopoguerra, come non ricordare Luigi Mattioni che realizzò 4 gallerie, Ponti e Caccia Dominioni con 3 ciascuno, Lancia con 2. Ma forse il più importante è Giuseppe Mengoni da Fontanelice, che con la galleria Vittorio Emanuele II ha creato la galleria più nota al mondo e ha dato impulso alla costruzione di tutte le gallerie monumentali italiane."

Qual è la galleria preferita da Riccardo Di Vincenzo?

"Escludendo la Galleria Vittorio Emanuele II? Un tempo, quando era più facilmente transitabile, le avrei detto la Galleria Meravigli perché meglio rispecchiava il mio immaginario di flâneur, oggi le direi la Galleria Mazzini, dove Salvatore Quasimodo dava appuntamento a Maria Cumani."

Cosa sappiamo del Coperto dei Figini, portico risalente al 1476, abbattuto nel 1866 per far spazio alla Galleria Vittorio Emanuele II?

"Sappiamo che fu l'ultimo nato tra i 60 coperti che vi erano nella Milano medievale. Fu ritenuto così importante che, quando nei secoli seguenti si demolirono i coperti, fu l'unico risparmiato. Nel 1866 era il solo rimasto. Delio Tessa lo preferiva alla Galleria e molti si sono chiesti se non ci fosse modo di salvarlo."

E dell'isolato del Rebecchino?

"L'isolato del Rebecchino aveva un'architettura meno nobile rispetto al Coperto dei Figini. Con i suoi negozi e i suoi caffè, a volte equivoci, era l'anima popolare di piazza Duomo. Anche la sua demolizione era prevista, ma per anni ci si oppose con cavilli di ogni genere, finché nel 1875, in occasione della visita del re Vittorio Emanuele II e del kaiser Guglielmo, fu demolito in 6 giorni, con un esercito di operai e un costo spropositato. Per riempire provvisoriamente lo spazio vuoto si creò una gigantesca aiuola."

È vero che per un breve periodo la più importante galleria di Milano si chiamò "Grand'Italia"?

"Non che io sappia. 'Grand'Italia' fu il nome di un importante caffè della Galleria. Era sorto nel 1872 come caffè 'Gnocchi' (da non confondere con quello che si trovava nella Galleria De Cristoforis), poi dal 1888 si chiamò Gambrinus, il re tedesco della birra. Nel 1915, quando l'Italia entrò in guerra, per motivi di patriottismo divenne Grand'Italia. Si trovava là dove ora ci sono la libreria Rizzoli e lo Urban center ed era famoso perché vi suonava un'orchestrina di dame viennesi. Fu il primo caffè della Galleria illuminato elettricamente, ma con scarso successo perché la carnagione delle signore vi risultava troppo pallida."

Furono, però, 176 i progetti per la sua realizzazione?


"Sì, i progetti del primo concorso, esposti a Brera, furono 176. Ma da qualche parte, se la memoria non mi inganna, ho letto che alcuni furono scartati in precedenza."

Lo illustra molto bene il quadro di Boccioni "Rissa in Galleria" del 1910… Ci può ricordare qualche evento storico che si è consumato sotto le vetrate del più famoso 'passage' milanese?

"Gli eventi sono così numerosi che per me è difficile scegliere. Posso dirle che 10 giorni dopo l'inaugurazione del 1867, ci fu la prima manifestazione politica determinata dall'arresto di Garibaldi. Consideri che le vetrine dei caffè della Galleria furono rotte 87 volte in 40 anni. A proposito del 'Rissa in Galleria', molti tendono a immaginare che la scena raffigurata avvenga nell'Ottagono. È un errore comune. In realtà quello è l'ingresso della Galleria, sotto i portici settentrionali e l'insegna Caffè è del Campari (quello dove ora c'è l'Autogrill, non il Camparino). Ho avuto l'occasione di dimostrarlo nel mio libro sui caffè di Milano."

Ci dice qualcosa della misteriosa Galleria Volpi?

"Innanzitutto cominciamo dal nome. Alla fine ho scelto di chiamarla Volpi Bassani, dal nome del committente, ma un documento tecnico degli anni '20 la chiama Volpi, mentre Ferdinando Reggiori, in un libro la chiama Galleria Visconti. Collegava la scomparsa via Visconti con via Rastrelli. Era stata progettata da Verganti e Brusconi, nel 1907. Scomparve definitivamente con i lavori di ampliamento dell'albergo Plaza in piazza Diaz. La parte di via Rastrelli divenne una sorta di atrio che conduceva all'ingresso dell'albergo. Oggi, dopo le varie ristrutturazioni, quella sorta di atrio è stato inglobato nella hall dell'albergo, con 4 colonne della vecchia galleria ancora riconoscibili."

Fra le gallerie meno note qual è quella che meriterebbe più considerazione?

"Tenuto conto dei suoi trascorsi di galleria della musica e dei cinema (ve n'erano 4), direi la Galleria del Corso, vittima di una deprecabile fase di decadenza. Meriterebbe sicuramente più attenzione."

Infine ci piacerebbe sapere quali figure storiche hanno vissuto in prima persona le gallerie della città. Mi viene in mente una novella di Verga ambientata proprio in Galleria Vittorio Emanuele…

"Diciamo che la vita nelle gallerie milanesi, storicamente si concentra nella Galleria De Cristoforis e nella Vittorio Emanuele. Nella prima, che per oltre 20 anni fu ammirata come il tempio della moda e del lusso, si tenevano feste con 6.000 invitati, compreso l'arciduca Ranieri; vi si radunavano gli Scapigliati, vi erano numerose librerie – tra cui la Hoepli – e negozi di geodesia e di giocattoli che Alberto Vigevani ha descritto molto bene. Dopo il 1867, il 'belmondo' si trasferì nella Galleria Vittorio Emanuele: dal re, presente sia alla posa della prima pietra che all'inaugurazione, a Giuseppe Verdi, da Felice Cavallotti, che sui tavolini di un caffè scrisse gli ultimi versi prima del duello fatale, a Cesare Battisti, che infuocava gli animi di Boccioni e Carrà. Tra gli scrittori ricordo Hemingway, Kafka, Hesse, Twain – che avrebbe voluto vivere per sempre lì – Savinio e Marotta, autore di un delizioso racconto intitolato 'Mal di galleria'. Come è immaginabile, il censimento di tutti i grandi personaggi è impossibile, e in realtà sarei tentato di dirle che tutti i cittadini hanno vissuto in prima persona le gallerie della città, dal più celebre al più umile. Dalle prostitute di cui narrano Verga e Capuana, ai mendicanti che cercavano di trascorrervi la notte, approfittando della benevola distrazione dei guardiani, fino ai regnanti che sorseggiavano l'aperitivo in galleria."

23/03/2010, Autore: Gigro

Ricerca Personalizzata

Cerca con Google
Si è verificato un errore nel gadget