sabato 12 dicembre 2009

[libro] Piazza Fontana, un mistero pubblico. In un fumetto una storia lunga 40 anni

Piazza Fontana, un mistero pubblico. In un fumetto una storia lunga 40 anni

Sabato 12.12.2009 Di Maria Teresa Melodia

Piazza Fontana
La copertina
Con un taxi 600 multipla verde e nero in copertina si presenta il libro-fumetto "Piazza Fontana" (ed. BeccoGiallo) con il quale Francesco Barilli e il disegnatore Matteo Fenoglio ripercorrono, in sette capitoli, una delle vicende più drammatiche della storia italiana. Quella di Piazza Fontana, il cui quarantesimo anniversario ricorre il 12 dicembre 2009, è stata una strage impunita: 10 processi, nessun colpevole, 17 vittime, e 84 feriti. L'inchiesta documentaria a fumetti di Barilli e Fenoglio ricorda come la verità sia ancora da ricercare nel groviglio di storie che il libro ripercorre con puntualità, ritmo incalzante e vignette dallo stile pulito. In appendice troviamo le inedite interviste a Francesca e Paolo Dendena e a Carlo Arnoldi, figli di due delle diciassette vittime, e a Fortunato Zinni, sindaco di Bresso, all'epoca impiegato allo sportello della banca Nazionale dell'Agricoltura in Piazza Fontana. Ad Affari lo sceneggiatore Barilli racconta e commenta il libro.

Barilli, un fumetto per ricordare Piazza Fontana. Come mai la scelta di ricorrere a un mezzo espressivo spesso pensato per un pubblico giovane?

"Piuttosto direi: perché non è stato fatto prima? Ci sono paesi nei quali il fumetto assume a pieno diritto la valenza di mezzo artistico, ma in Italia è considerato ancora un genere di serie b. La conseguenza che il fumetto si avvicini ai più giovani è importante, ma non così tanto. Mi spiego: è come se uno scrivesse un saggio di 1000 pagine contro la guerra e si chiedesse poi come sia possibile condensare tali tematiche in una canzone di tre minuti e mezzo. Poi ascolta la Guerra di Piero di De Andrè e ogni dubbio sparisce. Con questo non ho la presunzione di dire che il nostro lavoro rappresenta per il fumetto ciò che De Andrè rappresenta per la canzone d'autore, voglio solo sottolineare come ogni messaggio dipenda dal mezzo e va rapportato alle sue potenzialità".

Com'è andata per 'Piazza Fontana'?

"Ci siamo trovati di fronte a una tale mole di atti, fascicoli, materiali che siamo stati costretti a tagliare la nostra ricostruzione, ma sempre mantenendo l'obiettivo di raccontare qualcosa di molto complesso in modo semplice e non semplicistico. La nostra scelta ha escluso gli elementi di fiction nella vicenda, preferendo la via della cronistoria dei fatti,  per mantenere una dignità narrativa che si iscrive nella scelta della casa editrice Becco Giallo, impegnata da qualche anno nel riportare alla luce il patrimonio immenso di misteri italiani dimenticati, o messi a rischio da una memoria distorta". 

Che linee avete seguito per la ricostruzione storica?

"Fin da subito abbiamo deciso che pur mantenendo la nostra indipendenza come autori, ci saremmo dovuti interfacciare con i parenti delle vittime. Per questo il libro si chiude con le loro voci, con le interviste a Carlo Arnoldi (figlio di Giovanni Arnoldi) e a Francesca e Paolo Dendena (figli di Pietro Dendena), realizzate il 16 marzo 2009 a casa di Francesca. Era importante per noi capire le loro aspettative nei confronti di un libro, nel quale aldilà delle necessità della narrazione, comunque da salvaguardare, c'era soprattutto un lavoro di servizio  per le persone che da anni si battono per quella vicenda. Nonostante le critiche alla magistratura e gli aspetti ancora da chiarire è bene ricordare che siamo in possesso di un telaio incontrastato e assodato che riconosce le responsabilità della strage alla destra eversiva neofascista unita a spezzoni di servizi segreti che hanno coperto o appoggiato tali azioni. Emerge quindi una verità storica che è giusto raccontare e che vive indipendentemente da quella giudiziaria".

Nel libro sono presenti  i versi della poesia Patmos di Pasolini, su cui si inseriscono le tavole dedicate alle 17 vittime della strage che diventano 18 con Pinelli…

"Dopo la sentenza 'tombale' del 2005 ho conosciuto Francesca Dendena per un'intervista. Nell'anniversario del 12 dicembre 2007 ho rincontrato Francesca in un'iniziativa di commemorazione e  proprio in quell'occasione Francesca ha letto Patmos di Pasolini, che non conoscevo, e io lì ho deciso che l'avrei inserita in una ricostruzione della vicenda. Versi che Pasolini scrisse di getto, immediatamente dopo la strage, prima del bilancio definitivo, ragion per cui non poté citare le altre 4 vittime e lo stesso Pinelli, che ho quindi inserito personalmente, volendo testimoniare anche i morti assenti in Patmos. Nel libro tutte le vittime sono ricordate nome per nome proprio per la volontà di ricordare la loro quotidianità, dando loro la dignità di essere non solo un nome su una lapide, ma esseri umani la cui vita è stata troncata da una mano atroce e cinica".

E' ancora possibile arrivare a una verità giudiziaria che dia credito alla verità storica?

"Aldo Giannulli, autore della prefazione, è pessimista a riguardo. E' possibile una riapertura dell'inchiesta, ma è anche vero che nell'ultimo processo del 2005, accanto alle assoluzioni, la Magistratura ha espresso un duro giudizio verso Freda e Ventura. Si tratta però di un giudizio di colpevolezza che assume un'importanza solo "storico-morale", in quanto i due non sono più condannabili perché precedentemente assolti con formula definitiva. Se pensiamo che oggi si sono aggiunte (proprio con la sentenza del 2005) altre assoluzioni definitive, è difficile pensare che un nuovo processo possa portare a esiti diversi. Le novità che vengono da Milano e dal processo di Brescia potrebbero portare a ulteriori passi avanti, ma 40 anni dopo la strage sarà molto difficile arrivare a qualcosa di più di una verità storica ormai consolidata. E' bene ricordare che la strage di Piazza Fontana si inserisce nella strategia della tensione, frutto di un albero malato quale era la Guerra Fredda che in Italia venne condotta in trincea e in maniera sotterranea. Destra eversiva, agganci tra la politica e i servizi segreti, con spazi per i servizi segreti americani: sono tutti elementi già emersi nei processi".

Nella prefazione del fumetto Aldo Giannulli, scrive "Se la storia è la spiegazione del presente, Piazza Fontana è la prima spiegazione dell'attuale degrado morale e politico del Paese". Oggi l'opinione pubblica e le giovani generazioni sono consapevoli che quella strage è stata probabilmente la punta dell'iceberg?

"Alcuni anni fa ho letto un sondaggio fatto nelle scuole superiori milanesi: per la maggior parte degli studenti la strage di piazza Fontana era riconducibile alle Brigate Rosse. Una pista totalmente falsa dal momento che nel '69 le BR nemmeno esistevano e infatti poi venne avvalorata la matrice opposta. Questo è abbastanza chiaro per capire quale sia la consapevolezza giovanile sulla questione, anche se iniziative come quella del 9 maggio 2009, (ndr anniversario dell'uccisione di Aldo Moro, data scelta come giorno della memoria dedicata alle vittime del terrorismo e delle stragi) nella quale il presidente Napolitano ha creato l'occasione di incontro tra le vedove Licia Pinelli e Gemma Calabresi, fanno sì che oggi sia maggiore, rispetto a un anno fa, la consapevolezza di colpe neofasciste. Per quarant' anni la storia ci parla di un'opinione pubblica distratta, di un mondo politico apatico quando non colluso, di una magistratura timorosa e di un mondo dell'informazione appiattito sul potere. Certo, in tutti questi campi ci sono state lodevoli eccezioni, ma il giudizio di massima è quello, purtroppo…"

"Uno stato che non ha il coraggio di riconoscere la verità è uno Stato che ha perduto… uno Stato che non esiste". Parole della vedova Pinelli, riportate nel fumetto e tratte da Una storia quasi soltanto mia (Feltrinelli, 2009), la lunga intervista che Licia Pinelli concesse a Piero Scaramucci nel 1982…

"E' una delle frasi più significative del libro di Licia Pinelli. Come per i recenti fatti di Genova o per il caso Cucchi, l'Italia è fatta di storie di corporazioni che non si sanno giudicare. Penso che il segreto di una democrazia non sia quello che la maggioranza che vince domina incontrastata, ma che tale segreto stia nei punti di equilibrio che portano non a un potere assoluto, ma a un autocontrollo del potere stesso e a una capacità di auto-giudicarsi. Uno Stato esiste dal momento in cui riconosce di aver sbagliato e collabora per superare i suoi errori. Questo in Italia non avviene, né ieri, né oggi".

Non le posso chiedere dov'era il 12 dicembre del '69 perché aveva solo 4 anni…

"E' vero, ero troppo piccolo, ma posso raccontare un episodio accaduto di recente in occasione della presentazione a Codogno (LO) di questo libro insieme al libro intervista Una storia quasi soltanto mia di Licia Pinelli e Piero Scaramucci. A rappresentare i familiari delle vittime, in assenza di Francesca e Paolo Dendena, impossibilitati a venire per problemi di salute, c'erano Pietro e Federica, rispettivamente figli di Francesca e Paolo, e il messaggio scritto di Carlo Arnoldi. In un luogo come l'ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia) di Codogno erano presenti diverse generazioni fino ai nipoti di una vittima di Piazza Fontana, testimoni della memoria anti-fascista. Questo mi sembra molto importante e, soprattutto, un segnale di speranza".

FONTE: http://www.affaritaliani.it/culturaspettacoli/piazza_fontana101209.html

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